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Donazioni a Telethon? No grazie.

Siamo a dicembre ed anche quest'anno, come ogni anno dal 1990, è iniziata l'ormai nota questua mediatica di Telethon. Una raccolta fondi di alto livello, a base di maratone televisive, spot accorati e appelli strappalacrime, patrocinata dalla tv pubblica e volti più o meno noti dello spettacolo, che ogni anno frutta alla fondazione cifre da capogiro. Il fine è quello di procurare fondi da investire nella ricerca volta alla cura delle malattie genetiche rare, ma, aldilà del nobile scopo, è davvero oro tutto quel che luccica?

Cos'è Telethon e chi c'è dietro Telethon Italia
Telethon (dalla contrazione di Television Marathon) nasce negli Stati Uniti nel 1966 ad opera dell'attore Jerry Lewis con lo scopo di raccogliere fondi per la ricerca sulla distrofia muscolare. Da allora la fondazione si è notevolmente ingrandita, operando pressochè a livello mondiale. In Italia, la fondazione viene costituita nel 1990 da Susanna Agnelli ed è attualmente presieduta dal multimilionario pluripresidente Luca Cordero di Montezemolo; alle spalle, un colosso della finanza come il gruppo BNL Paribas e il sodalizio con la GlaxoSmithKline (GSK), multinazionale operante nel settore farmaceutico,biologico e sanitario, condannata nel 2012 ad un risarcimento di tre miliardi di dollari per il più grande caso di frode farmaceutica negli Stati Uniti (https://autismovaccini.org/2012/12/...). Diamo i numeri
Secondo i dati ufficiali consultabili sullo stesso sito di Telethon (http://www.telethon.it/chi-siamo/il...), la fondazione in ventisei anni ha investito oltre 451 milioni di euro in ricerca, finanziando 1556 ricercatori e 2570 progetti ed attività e pubblicando 10222 articoli scientifici. Solo nell'anno 2015-2016, come si legge nell'ultimo bilancio di esercizio del 30 giugno 2016 (https://www.telethon.it/sites/defau...), sono stati incassati ben 60.372.198 euro, di cui 41.698.889 euro provengono da campagne di raccolta fondi. Verrebbe da pensare che con simili cifre a disposizione la ricerca sulle malattie genetiche promossa da Telethon abbia raggiunto risultati importanti e concreti. Purtroppo però la realtà è ben diversa. A fronte delle migliaia di articoli scientifici pubblicati e del sodalizio con GSK, ad oggi sono solo 21 i pazienti trattati con successo con la terapia genica per l'Ada-Scid (una rara e grave forma di immunodeficienza), presentata dalla stessa Telethon come uno dei suoi più grandi successi già dal 2002. Un risultato non certo esaltante, soprattutto se si considera che l'EMA (European Medicines Agency) ha approvato la terapia genica (GSK2696273) messa a punto da Telethon, GSK e Ospedale San Raffaele, solo nel 2013 e solo come terapia compassionevole, ove non vi siano altre soluzioni, previa approvazione di un comitato etico; inoltre, la terapia non sarà fruibile sul mercato, ma solo a Milano presso l'istituto San Raffaele (http://www.molmed.com/sites/default...). Tutti gli altri progetti finanziati da Telethon sono invece ancora in fase di ricerca preclinica (studio in laboratorio, per lo più su animali) e clinica (sperimentazione su persone malate). A questo va aggiunto che, ovviamente, non tutto il denaro raccolto viene investito in ricerca; come denunciato da Stefano Fuccelli, presidente del Partito Animalista Europeo (PAE), Telethon destina solo il 35,5% alla voce "delibere per ricerca" tutto il resto, ed esattamente il 64,5%, è destinato ad altre voci : personale, servizi, spese materiale e di struttura, acquisti, ammortamenti, oneri commerciali oneri finanziari, altri oneri. La voce “personale” comprende compensi, stipendi, emolumenti dei dirigenti e dello staff di segreteria e non dei medici, ricercatori o scienziati. Circa 8 milioni di euro in un anno da spartire tra poche persone; mentre le voci “servizi” e “spese materiali e di struttura” comprende i costi di locazione, utenze, noleggio auto, viaggi aerei in business class, lussuosi hotel e ristoranti, ecc., sempre riferito ai dirigenti ed allo staff di segreteria. Circa 9 milioni di euro, il tutto vergognosamente esagerato.”

Telethon e sperimentazione animale
Altra questione controversa è quella relativa alla vivisezione, o, per dirla più politically correct, sperimentazione animale. Già, perchè le ricerche finanziate da Telethon coinvolgono animali, soprattutto topi, ma recentemente anche cani e scimmie. Si tratta per lo più di animali modificati geneticamente, ai quali vengono indotti in modo del tutto artificiale i sintomi della malattia studiata. In sostanza viene riprodotto un sintomo "simile" a quello sotto studio, ma le cui cause sono assolutamente diverse, e che si manifesta su una specie del tutto differente da quella d'interesse umana. Inoltre, bisogna considerare che, quando si parla di maipolazione genetica, oltre agli animali che nascono con la mutazione indotta e sono usati per gli esperimenti, vanno contati tutti quelli che nascono sofferenti ma non con la mutazione dovuta, oppure che nascono e muoiono poco dopo senza mai essere usati, o che nascono morti, o le cui madri muoiono in gravidanza o dandoli alla luce. Una quantità enorme di sofferenza e di morti. Ovviamente, Telethon non fornisce al pubblico informazioni precise su quanta parte della propria "ricerca" è in realtà vivisezione (utilizzando il motore di ricerca interno del sito Telethon e inserendo la parola "topo" o "topi" o "murino" o "ratto", ecc. si ottengono vari articoli che descrivono esperimenti su animali finanziati da Telethon), né su quanta parte dei fondi raccolti va a finanziare la sperimentazione sugli animali (http://www.agireora.org/info/news_d...); in compenso, si prodiga a dichiararsi contraria al maltrattamento animale e, allo stesso tempo, a sostegno della sperimentazione su cavie, due affermazioni che non possono coesistere. Del resto, soprattutto negli ultimi anni, sono molte le voci illustri nel panorama medico-scientifico che, schierandosi con le associazioni animaliste, prima fra tutte la LAV, hanno denunciato come in realtà qualsiasi specie animale diversa dall'uomo non possa assolutamente essere considerata un suo modello e come qualsiasi ipotesi sperimentale nella ricerca non possa essere confermata o confutata sulla semplice base di un'analogia, quella appunto tra uomo ed animale non umano. La stessa esigenza di creare modelli geneticamente modificati, conferma in maniera inequivocabile, che fino ad ora la vivisezione non è stata una pratica scientifica attendibile, perchè, se così fosse, non ci sarebbe la necessità di creare nuovi animali manipolati geneticamente per essere resi più simili agli esseri umani. Ma allora perchè si continua a prospettare la sperimentazione animale come l'unico modello possibile? Il motivo è di una semplicità banale, che nulla a che vedere con la validità scientifica del metodo. Come afferma il dottor Stefano Cagno, autore di numerose pubblicazioni su tematiche quali l'ingegneria genetica, i diritti degli animali e la bioetica e Membro del Comitato Scientifico Antivivisezionista, la sperimentazione animale "è un metodo economico che permette numerose pubblicazioni e dunque una rapida carriera universitaria". Nel contempo, per i grandi oligopoli del farmaco, presenti sul mercato mondiale con oltre 200.000 specialità medicinali, "diventa invece uno strumento malleabile: un punto di forza quando si tratta di sostenere la validità di un nuovo farmaco, un limite oggettivamente insuperabile quando un medicinale si rivela dannoso per la salute e i produttori devono difendersi in tribunale". Inoltre, è bene ricordarlo, attorno all'allevamento di “animali da laboratorio” orbita un business multimilionario, che sicuramente non incentiva i soggetti coinvolti a porsi scrupoli etici nei confronti di animali umani e non (http://www.vegamami.it/dalla-loro-p...).

La verità, afferma Cagno, è che “impiegando un metodo sbagliato si procede a casaccio e si sopravvive grazie a roboanti dichiarazioni che regolarmente vengono smentite nel tempo. La sperimentazione animale è una pseudoscienza che ci da dei risultati sicuri solo dopo averli verificati nella nostra specie, che diviene perciò la vera cavia; e poi, se la vivisezione avesse un valore scientifico, perchè la legge imporrebbe, prima di commercializzare un prodotto, la sperimentazione anche sulla nostra specie?".

E' possibile una ricerca senza sperimentazione animale?
Le alternative all’uso di animali esistono, sono scientificamente attendibili ed eticamente sostenibili. Oggi inoltre, esiste un ente che si occupa di diffondere i metodi alternativi alla ricerca su animali, la Piattaforma Italiana per i Metodi Alternativi (IPAM), costituita da ricercatori di diversa estrazione, industrie ed associazioni animaliste, tra cui la LAV. Questa nuova realtà costituisce un mezzo attraverso il quale è possibile finanziare una ricerca veramente scientifica impegnata nella sostituzione degli animali. Inoltre, vi sono diversi enti, nazionali ed internazionali, che si occupano di ricerca senza sperimentazione animale: sul sito http://www.novivisezione.org/campag... è possibile reperire informazioni e contatti utili al riguardo.

Conclusioni
Telethon, sostenuta dai poteri forti e dalla (dis)informazione propinata dalla RAI, massima promotrice mediatica della maratona di raccolta fondi, continua a speculare sulla vita di uomini e animali. Sono anni che diverse associazioni animaliste chiedono la possibilità di un contraddittorio pubblico, magari proprio sulle reti RAI, che in quanto tv pubblica dovrebbe garantire l'imparzialità, tra medici pro e contro la sperimentazione animale. La risposta, come prevedibile, è sempre stata negativa e, anzi, i detrattori di Telethon continuano ad essere etichettati dai mass media come fanatici animalisti, che odiano gli esseri umani e sacrificherebbero la vita di un bambino per quella di un topo. Niente di più sbagliato. Innanzitutto perchè l’animalismo, quello vero, non fa della vita una piramide, ma la rispetta in ogni sua forma, e quindi nel non voler sacrificare un topo o un cane non si vuole condannare il malato umano, ma anzi, supportare la ricerca medica nel suo sviluppo, etico e scientifico, verso nuovi metodi; gli animalisti, non vogliono elevarsi a medici, ma permettere ai medici contro la sperimentazione animale di avere la stessa visibilità dei loro oppositori, così come sarebbe normale in un paese realmente democratico. E, invece, la realtà è che, nonostante le ingenti cifre raccolte e il risalto mediatico e accademico, i risultati concreti raggiunti in termini di cure sono a dir poco irrisori. I pazienti continuano a morire negli ospedali e animali innocenti continuano a morire nei laboratori, mentre chi ha fatto della sofferenza umana ed animale un business multimilionario continua ad arricchirsi. Per quanto tempo saremo ancora disposti a tollerarlo?

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