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Noi Diciamo NO al Nature Show

Anche quest’anno Foggia ospiterà il “Nature Show”, la più grande esposizione del Sud Italia dedicata, come si legge sulla pagina ufficiale dell’evento, ad appassionati ed estimatori della caccia, della pesca, delle armi e degli sport all’aria aperta.
"Liberazione Animale" e "LunaCometa" dicono NO al Nature Show!

 

NO perché propugna un modello culturale maschilista e sciovinista

A pubblicizzare l’evento manifesti e locandine raffiguranti il mezzo busto di una donna-lupo nuda, che stringe le braccia al seno mentre un serpente le striscia giù dal collo. Ovviamente non ci stupisce che una manifestazione che esalta l’utilizzo delle armi e “sport” violenti quali caccia e pesca, venga pubblicizzata con un’immagine trasudante maschilismo e richiami sessuali più o meno espliciti: l’archetipo donna-animale, in cui la donna, proprio come la natura e gli animali, viene presentata come una creatura pericolosa, ammaliatrice e selvaggia, da domare, si sposa benissimo con l’ideologia del dominio di tipo patriarcale che purtroppo ancora caratterizza la nostra società e con l’archetipo dell’uomo-cacciatore, che di quella ideologia è figlio, in cui il maschio coraggioso e virile è impegnato ad affrontare le proteiformi manifestazioni di una natura infida e pericolosa.
Tale esempio di sciovinismo maschilista, che comunque rende efficacemente l’idea del modello culturale che l’esposizione in argomento propugna, non è l’unico elemento a suscitare la nostra più ferma riprovazione.


NO perché siamo contrari all’uso e alla spettacolarizzazione delle armi

Più che la natura, infatti, protagoniste della mostra sono le armi, strumenti di morte attorno a cui gira un business milionario, che non riguarda certo solo la caccia e il tiro sportivo. Attualmente sono in corso oltre 30 conflitti armati di grandi dimensioni nel mondo (senza contare guerriglie e sommosse), secondo l’Uppsala Conflict Data Program (UCDP) , programma del Peace Research Institute di Oslo e l’Italia delle armi non fa altro che fomentare questo tragico quadro, vendendo armi in 123 paesi nel mondo, malgrado la legge 185/90 che vieta l’esportazione di armi verso paesi in stato di conflitto ed anche verso i paesi che violano i diritti umani, come Kurdistan, Siria, Libano, Iraq, Egitto, Libia, Afghanistan e Yemen. Proprio a gennaio è stato scoperto un traffico internazionale di armi verso la Somalia, che ha coinvolto camorra, mafia del Brenta e l’amministratore delegato della Società Italiana Elicotteri, Andrea Pardi (già coinvolto un’altra inchiesta su traffico di armi e reclutamento di mercenari tra Italia e Somalia), oltre che suoi collaboratori con forti legami con il mondo politico.


NO perché riteniamo non sia uno spettacolo per bambini

Non ci risulta che gli enti promotori della manifestazione abbiano predisposto misure particolari con riferimento alla partecipazione all’evento da parte dei minori. Dunque, a prevalere è purtroppo ancora una volta la logica del profitto, che, senza alcuno scrupolo etico o pedagogico, promuove e legittima la normalizzazione della violenza.
Per chi produce e vende armi coltivare giovani clienti è la strategia che assicura il futuro, propagandano l'idea che le armi siano un'attività ricreativa.
Gli uomini imparano dalla osservazione e dalla imitazione del comportamento altrui. E’ quindi inevitabile che i bambini imparino dagli adulti. Viene chiamata la ‘teoria dell’apprendimento sociale’. Se un minore viene esposto a comportamenti di aggressività e violenza, non potrà che riprodurli, imitando l’adulto con un conseguente logoramento della sensibilità nei rapporti con gli altri esseri viventi.

NO, perché sappiamo come molti cacciatori trattano i propri cani

I principali fruitori della manifestazione sono i cacciatori che considerano i loro cani esclusivamente come strumenti della loro attività.
Molti di loro detengono i propri animali in box angusti da cui escono, quando va bene, una volta al giorno, fino alla stagione della caccia. E, finita quella, spesso vengono abbandonati perché non “buoni”. Inoltre, le femmine, spesso non sterilizzate (perché è convinzione tra la categoria che perdano il fiuto) ma libere di scorazzare durante la caccia, si accoppiano e i cuccioli vengono puntualmente abbandonati.
Ecco perché i cacciatori risultano essere quelli che maggiormente contribuiscono al fenomeno del randagismo nella nostra provincia, dati alla mano.
Ricordiamo anche che al Nature Show ci sarà un’ampia esposizione delle aziende che vendono collari educativi e antiabbaio (che funzionano con scosse elettriche). Da un punto di vista amministrativo ad oggi non sussiste un esplicito divieto di vendita e commercializzazione di tali apparecchiature, seppur numerose ordinanze ministeriali siano intervenute nel tempo, ma nonostante ciò la giurisprudenza non ha mancato di chiarire nel tempo la contrarietà di tale utilizzo al benessere animale, e la conseguente rilevanza penale della condotta. Più di una sentenza della Corte di Cassazione ha confermato che “L’uso del collare antiabbaio rientra nella previsione del codice penale che vieta il maltrattamento degli animali”.

NO, perché a noi piace la natura così com’è

“Nature Show - lo spettacolo della natura”. Ecco, lasciamola com’è. Oggi, con evoluzione e progresso sullo sfondo, l’attività venatoria si continua a esercitare ma non per sopravvivere. Di caccia si muore e questo non vale solo per gli animali. Infatti, non mancano gli incidenti a danno ora di cacciatori ora di inconsapevoli passanti.
E abbandonando del tutto un punto di vista antropocentrico sulla caccia, le notizie non sono favorevoli per la natura: l’attività venatoria legalizzata mette a rischio la biodiversità. Seppur meno ‘rumorosi’ della deprecabile uccisione del leone Cecil, silenziosamente si riducono gli esemplari di ben 19 specie di avifauna già in stato di conservazione sfavorevole. Un nutrito numero di animali, già provati da un habitat pesantemente modificato dall’azione umana, soffre anche per l’inquinamento acustico provocato dagli spari tale da influenzare anche i loro ritmi di vita, compresa la ricerca del cibo. In aggiunta, e spesso sottovalutato, si rileva l’inquinamento da piombo contenuto nelle munizioni di caccia: veleno per animali selvatici, terreni e naturalmente uomo.
La caccia oggi non ha più niente a che vedere con la sopravvivenza, è un “divertimento” violento e pericoloso che fa molto male alla natura e alle persone. La fauna selvatica secondo la legge italiana è “patrimonio indisponibile dello Stato” e appartiene alla collettività. Perché qualcuno dovrebbe avere il diritto di uccidere qualcosa che è patrimonio di tutti?

A questo aggiungiamo, per gli stessi motivi, anche l'altra deprecabile attività della pesca sportiva che pure rientra oggi tra quelle attività praticate dagli “amanti della natura” e della vita all'aria aperta.

RICORDIAMO CHE AMARE LA NATURA NON SIGNIFICA ENTRARVI A GAMBA TESA PER SVOLGERE ATTIVITÁ BEN POCO RISPETTOSE DELLA STESSA, COSÍ COME NON SIGNIFICA PROVOCARE LA SOFFERENZA E LA MORTE DI ALTRI ESSERI VIVENTI. L'AMORE PER LA NATURA SI ESPRIME ANZI DIFENDENDOLA, FACENDOSI FAUTORI DI UN ACCOSTAMENTO RESPONSABILE AD ESSA CHE NULLA HA A CHE FARE CON TURISMO, ARMI E METODI PIÚ O MENO INVASIVI E/O INVADENTI.

Esprimiamo, inoltre, il nostro dissenso a una rappresentazione fuorviante da parte della pubblicità fatta al Nature Show di siffatta manifestazione, tale da farla apparire agli occhi dei più come qualcosa che celebra la natura, mentre propugna quasi solo attività che alla stessa fanno violenza, con conseguenze – come abbiamo visto – anche sul piano umano e antropologico.

L'uomo può e deve sicuramente entrare in contatto con la natura e immergersi in essa, senza usarvi però violenza alcuna. Il Nature Show, sotto il pretesto di una giornata a contatto con la natura, sembra fare piuttosto un calderone di situazioni che con essa poco o nulla hanno a che fare: dalle già citate caccia e pesca all'esposizione di auto, passando per il salone dell'Oriente (???) al villaggio medievale. Tutte attività, ad esclusione di caccia e pesca, di sicuro e vivo interesse, ma non si capisce per quale motivo inserite in un’esposizione che, dovendo essere dedicata alla natura, dovrebbe puntare a farla conoscere, a farne usufruire RESPONSABILMENTE, a diffondere la conoscenza della biodiversità, degli habitat, degli animali che la popolano. Sarebbe pertanto quantomeno opportuno chiamarla in altro modo, anche per rispetto verso i tanti che invece ogni giorno e spesso in maniera gratuita operano per la VERA salvaguardia della natura e con VERA passione e VERO AMORE per la stessa.
In conclusione ci domandiamo inoltre, dove siano associazioni ambientaliste, animaliste e pacifiste a far sentire la propria voce. Un silenzio assordante su un evento che riduce la natura a un mero oggetto di sfruttamento. Stupisce, inoltre, il patrocinio dell'Assessorato alle Risorse Agroalimentari e la partecipazione di quello alle Politiche Agricole della Regione Puglia tra gli espositori in una fiera dedicata, come recita il sito stesso, a “caccia, pesca, droni e bonsai”.

L'UNICO SPETTACOLO DELLA NATURA È LA NATURA STESSA.

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