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Le vostre scuse sono inaccettabili: fatevene una ragione!

Ogni anno nel mondo più di 200 miliardi di Animali vengono assassinati selvaggiamente. Più di 200 miliardi di vittime innocenti, inconsapevoli e terribilmente sopraffatte dalla malvagità Umana. Si tratta di ogni specie vivente, per lo più terrestri ma anche acquatiche. Animali uccisi principalmente ad uso alimentare, scientifico, vestiario, svago e divertimento...ed ogni genere di lucro, ivi compresa la caccia e il bracconaggio.

Solo in Italia nella stagione venatoria 2016/17 sono stati uccisi più di 1.700 Animali NON cacciabili, di cui circa 1.000 totalmente illegali. Quantificare una cifra approsimativa di quanti esseri viventi cacciabili siano stati sterminati è praticamente impossibile. Considerando che sul territorio italiano sono state distribuite l'anno scorso più di 700.000 licenze di caccia. Quindi facendo un rapido calcolo si può immaginare, ma purtroppo non quantificare, il macabro presente: uccisi decine forse centinaia di migliaia di Animali.

Le specie Animali attualmente cacciabili in Italia sono 58: 46 Uccelli e 12 Mammiferi (vedi articolo 18 L.157/92). All’interno dei calendari venatori è possibile modificare l’elenco della Legge 157/92 per deroga prevista dalle direttive comunitarie 409 del 1979, introducendo specie escluse oppure con rigide condizioni già applicate nelle ultime annate venatorie.

E' importante dire che tutti questi individui (Animali in qualità di esseri senzienti), uccisi per “sbaglio” o volontariamente, sono tragicamente morti dopo terribili sofferenze: uccisi a fucilate, schiacciati sotto i sassi, agonizzanti per ore o peggio giorni perché intrappolati in reti, incollati nel vischio, ancorati con legni che trapassano loro il petto, con zampe o ali spezzate, soffocati in lacci di metallo...insomma le più temibili e tragiche torture che una qualsiasi persona neanche può immaginare. Tutto questo per perseguire la caccia, una pratica vecchia come il mondo (menzionando una delle loro giustificazioni) ma assolutamente contraria ad ogni logica di moralità. Una tradizione che da secoli continua imperterrita grazie al sostegno di istituzioni, associazioni, gruppi di appassionati e purtroppo anche dall'opinione pubblica che nonostante il profondo dissenso dichiarato stenta a rifiutare dignitosamente questa vera e propria barbarie.

I cacciatori sono abili si sa, e quando vengono colpiti sul fianco dimostrano tutta la loro ipocrisia e falsità. Si reputano “veri animalisti ed amanti della natura”, grandi protettori della fauna, paladini della giustizia di fronte a specie Animali ritenute offensive e quindi pericolose per la quiete pubblica.

Non serve rispondere a queste stupide ed inqualificabili attenuanti, non ha senso ribattere la cruda realtà che viene quotidianamente raccontata da molti. E' importante invece fare informazione etica, esporre la reale situazione, convincere gli scettici che esiste altro di buono e giusto che va inquadrato e racchiuso nella propria presa di coscienza. Questo per far sì che la violenza sia finalmente abbandonata per lasciar spazio ad una maggiore consapevolezza della vita altrui.

A tal proposito riportiamo di seguito due interessanti approfondimenti pubblicati sul sito Veganzetta.org: “Caccia” (pubblicato in data 26 settembre 2014) e “Quanto uccide realmente il cacciatore?” (pubblicato in data 23 settembre 2013).

In fondo ai due articoli c'è un altro approfondimento utile per concepire meglio cosa è, o cosa potrebbe essere, l'antispecismo oggi (lo stesso è apparso come commento sul sito di Adriano Fragano Proposte per un Manifesto antispecista in data 28 marzo 2015).

Buona lettura.

 

 

Caccia


“Sulla caccia si è discusso e si discute molto. I cacciatori parlano di passione, di amore e rispetto per la Natura, di tradizione; chi è contro afferma (giustamente) che è una barbarie, che è pura crudeltà, che si tratta di un massacro legalizzato. Una volta per tutte però si dovrebbe ammettere apertamente che la caccia, come noi la conosciamo ai nostri giorni, non è solo una pratica violenta di esercizio del dominio e una tradizione sanguinaria, ma una sorta di devianza che spinge chi la pratica a ricercare compulsivamente il momento dello sparo e l’uccisione della preda. Chi va a caccia lo fa per soddisfare un bisogno reale: uccidere qualcuno. Intorno a tale bisogno si è costruita la tradizione.”

 

 

Quanto uccide realmente il cacciatore?


Nonostante la riapertura dell’attività venatoria sia stata fortemente contrastata da una nuova ondata di indignazione e da una manifestazione nazionale tenutasi a Firenze sabato 14 Settembre 2013, da qualche giorno i cacciatori sono tornati a sparare nei boschi e nei campi. Già di prima mattina è possibile udire, più o meno lontani, gli spari delle armi da fuoco che generalmente scandiscono la morte di un Animale. Ogni anno, al termine della stagione di caccia, è possibile stilare un elenco di vittime Umane, principalmente comuni cittadini impallinati accidentalmente e cacciatori deceduti per incidenti o arresti cardiaci. Lo stesso non si può dire delle vittime Animali, per cui è solo possibile immaginare il numero di morti. Occorre poi precisare che gli Animali che perdono la vita a causa dell’attività venatoria sono comunque più di quelli su cui i cacciatori riescono a mettere le mani. Il proiettile non è sempre letale. Se un Animale rimane ferito, a seconda dell’entità del danno, c’è la possibilità, più o meno alta, che esso muoia (per infezione, per fame), anche dopo diversi giorni e non pochi dolori. Se invece, l’Animale che viene ucciso possedeva una prole, quest’ultima, se non ancora in grado di procurarsi il cibo, ha ben poche possibilità di sopravvivenza. E ancora, possiamo citare il caso di Animali che perdono il proprio partner. Lo zoologo Carlo Consiglio, nel suo saggio Divieto di Caccia (1), porta ad esempio la monogamia stagionale della maggior parte delle Anatre dell’emisfero settentrionale. Se viene a mancare il partner maschio, le femmine possono avere maggiori probabilità di non sopravvivere o squilibri comportamentali.


Finora però, abbiamo elencato solamente le situazioni che riguardano il singolo individuo, la singola famiglia o la singola coppia. Occorre prestare particolare attenzione al cosidetto “saturnismo”, o avvelenamento da piombo. Consiglio afferma che ogni anno e solo in Italia, vengono sparate indicativamente 500 milioni di cartucce, equivalenti a circa 20 mila tonnellate di piombo, che si disperde nell’ambiente circostante, zone umide incluse nel caso della caccia agli Uccelli acquatici. Tutto questo piombo viene accidentalmente ingerito ed entra così nella circolazione. Gli Uccelli acquatici sono soliti ingoiare sassolini per sminuzzare il cibo consumato precedentemente e così, i pallini finiscono all’interno dell’Animale. Consiglio ci fornisce una descrizione degli effetti del saturnismo sull’organismo:


Gli animali colpiti sono semiparalizzati e non riescono più a volare, le ali si abbattono ai lati del corpo e le zampe non ne sostengono più il peso. Nei cigni, il lungo collo, non più sorretto dai muscoli, non riesce più a stare eretto. La paralisi colpisce anche l’intestino, con il rallentamento dei movimenti peristaltici e il rigonfiamento della cistifellea. Le feci sono verdi e acquose e gli uccelli colpiti si riconoscono per le piume sporche di verde e per l’aspetto emaciato.


A essere colpiti dall’avvelenamento non sono solo gli Uccelli acquatici.


I pallini sono stati rinvenuti anche nei corpi di Uccelli rapaci e altri. Senza voler aggiungere disturbo venatorio, ripopolamenti e altri danni di cui la caccia è responsabile, sappiamo con certezza che il numero di Animali che perdono la vita è molto più alto di quello che si crede, cioè quello attribuito ai semplici fucili. Ma ancora una volta, secondo i cacciatori, è tutto normale. E’ un’attività giusta, accettabile e rispettosa dell’ambiente in cui si svolge. E di nuovo, a rimetterci, sono sempre gli Animali.”


Samuele Strati


Note: 1) Carlo Consiglio, Divieto di caccia. Tutto quello che i cacciatori non vogliono farci sapere, Edizioni Sonda, Casale Monferrato, 2012, pp. 26-31

 

 

 

 

Gli Animali non sono nostri fratelli, sono altre popolazioni. Coraggiosamente si potrebbe dire che sono altri individui, altri esseri viventi senzienti con pari intelligenza, pari sensibilità, pari empatia, pari coscienza. In particolare tutti i Mammiferi, più simili a noi per conformità fisiche, possono considerarsi indubbiamente nostri simili. Come non capire coscientemente che ponendoci di fronte al viso di un Cane, una Mucca o qualsiasi Animale…si possa percepire un pensiero, un emozione, una reazione psico-fisica dettata da un movimento degli occhi o da uno sbuffo del respiro o ancora da un gesto affettuoso che tale Animale potrebbe svolgere nei nostri confronti. Come non provare per esempio con un nostro compagno d’affezione (Cane o Gatto che sia) o, anche più semplicemente ma forse in maniera più ostica, osservando le Formiche durante il loro laborioso lavoro, o le Gazze in amore a primavera. Se si concepisce questo, tramite una profonda presa di coscienza, forse ci si rende conto e si assimila che ogni essere vivente esistente sul pianeta è esclusivamente puro, e di diritto libero di gioire della propria esistenza.
La nostra società Umana è specista fin dalla sua nascita. Probabilmente l’Umano è tendenzialmente specista per natura fin da quando ha scoperto l’uso del fuoco e della ruota. Concretamente, e solo ipotizzando probabili teorie, l’essere Umano ha inconsciamente un desiderio di predominio che è intrinseco propriamente all’interno di se stesso.
Quindi cosa fare?!

Inutile procedere testardamente verso una concezione assoluta dei diritti Animali. Questo è scontato, ma al pari lo sono anche quelli degli Umani. Nulla mai si otterrà concretamente se si procederà verso una protezione “violenta e dittatoriale” a favore della salvaguardia Animale. Ciò è in parte un dovere esclusivo di alcune fazioni animaliste che di diritto devono assolutamente praticare azioni dirette e controllate per contrastare l’azione predominante e sanguinaria dell’Umano specista. Sarebbe come lottare contro mulini a vento inarrestabili che da secoli continuano a resistere fortemente a favore di raffiche di vento in continua ascesa. Quanti più Animali verranno protetti e liberati tanti altri verranno imprigionati e seviziati per alimentare un circolo vizioso e macabro.
Il percorso da intraprendere è lungo ed impietoso, ma l’antispecismo vero nella sua ideologia vuole spezzare questa incontrovertibile forza predominante che perdura da troppo tempo.
Alcuni dicono che finchè l’essere Umano non si libererà da egoismi passionali egocentrici mai potrà capire e condividere la bellezza di tutto l’ecosistema terrestre, nella sua integrità e purezza degna di ogni diritto naturale e primordiale. Alcuni (altri) paragonano il suo operato crudele ad un altro essere vivente molto diverso, dissoluto e privo di ogni remora morale rispetto alla moltitudine di specie esistenti: il Virus.
Non è difficile osservare un Leone, o un altro qualsiasi predatore libero in natura, in base a come sviluppa ed applica il proprio instinto cacciatore generato solo ed esclusivamente da un bisogno primario dettato da una fame necessaria ed utile alla sua sopravvivenza.
Inutile pertanto riflettere come e su cosa invece l’essere Umano applica (oggi come ieri) la sua ingordigia in tutta la sua ferocia e crudeltà. Basta osservare usi e costumi odierni in un epoca capitalista e consumista di cui ogni Umano è complice e purtroppo parte integrante.

Il veganismo etico è sicuramente un ottimo mezzo di diffusione informativa, condivisibile, da attuare e perseguire.
Tutto ciò che ne consegue (eticamente) è assolutamente accettabile ed utile alla causa.

Autore: Roberto Contestabile

 

Approfondimenti:

http://www.vittimedellacaccia.org/index.php

http://www.veganzetta.org/caccia/

http://www.veganzetta.org/quanto-uccide-realmente-il-cacciatore/

http://www.manifestoantispecista.org/web/un-manifesto/

http://www.promiseland.it/2018/02/17/nature-show-a-foggia-la-fiera-delle-armi-da-fuoco/

http://www.promiseland.it/2018/03/03/la-caccia-non-ha-ragioni-ne-giustificazioni/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono nato in Italia e qui vivo dal 1973, anno della mia nascita. Mi ritengo una persona fortunata ma schiavo di bisogni e consumi, e per questo motivo mi sento un ribelle che rifiuta e scaccia il sistema. Come dicono in tanti, rispetto a tanti altri, poteva andarmi peggio e potevo nascere in un paese povero lontano da una civiltà che ci ha reso tutti sofisticati ed avidi di sentimenti! Non rinnego nulla e sono consapevole di essere figlio di tutto questo, ma a volte vorrei essere da un’altra parte per non sentire più quella maledetta televisione assordante!

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