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"Festa" del maiale: il gusto dell'orrido

Come ogni anno, purtroppo, la prima domenica di febbraio si macchia del sangue di una creatura innocente nella provincia di Foggia. Avrà infatti luogo anche quest’anno la tradizionale “Féte de lu cajùnne” di Faeto, in cui, dopo aver ripercorso le fasi della mattanza, si procederà con l’abbattimento del maiale e la tristemente consueta depilazione dell’animale in piazza. Molto sentita a livello locale, questa tradizione viene celebrata dal fin dal 1982 ed inizialmente, e fino a non molti anni fa, lo svolgimento dell’intera manifestazione, compresa l’uccisione dell’animale, avveniva in pubblico, davanti all’intero paese in festa. 

Ora, se da un lato è indiscutibile l’importanza che le tradizioni rivestono per ogni comunità sociale, dall’altro non si può non riflettere sul fatto che questa, come purtroppo molte altre “feste” e sagre che si svolgono nel nostro Paese, altro non sono se non forme di spettacolarizzazione della violenza esaltate quali momenti di aggregazione sociale, frutto della mera ed acritica ripetizione di comportamenti legati ad un retaggio culturale primitivo.

La normalizzazione della violenza e della cultura della sopraffazione del diverso, del più debole, umano o animale che sia, è sempre sbagliata e, come purtroppo la storia ci insegna, suscettibile di derive decisamente pericolose. In una società come la nostra, in cui troppo spesso si registrano comportamenti violenti, qual è il senso di promuovere tradizioni che non solo giustificano, ma, anzi, esaltano a livello collettivo l’uccisione di una creatura innocente e indifesa? Del resto, un altro aspetto da non sottovalutare, considerato che alla tradizionale depilazione del maiale in piazza a Faeto assistono anche bambini e adolescenti, sono le motivate preoccupazioni espresse da numerosi psicologi circa le conseguenze negative sul piano pedagogico, formativo e psicologico della partecipazione di soggetti in fase evolutiva ad eventi che promuovono sfruttamento o violenza a danno degli animali. Assistere ad uno spettacolo brutale e crudele quale l’accanimento sul corpo di un animale ucciso -  perché di fatto questo è ciò che si cela dietro parole rassicuranti e conviviali quali “festa” e “sagra”-  è una forma di esposizione alla violenza che può rappresentare un primo gradino verso comportamenti antisociali, sopraffattori e aggressivi, nonché verso una visione distorta dei rapporti con gli altri, umani e non, in seguito alla desensibilizzazione e all’assuefazione nei riguardi della violenza stessa. Simili contesti veicolano un’educazione al non rispetto per i viventi, inducendo al disconoscimento della sofferenza ed ostacolando lo sviluppo dell’empatia, in quanto suscitano una risposta sociale incongrua, divertita e allegra, al dolore inflitto ad una creatura più debole.  

Nessuna manifestazione culturale dovrebbe prescindere dal rispetto dei diritti e della dignità di ogni essere senziente, umano o animale che sia, e per questo condanniamo senza appello simili spettacolarizzazioni di violenza e sadismo. Il primo passo verso un mondo migliore ed una società più civile, etica e solidale sta nel riconoscere e ripudiare la crudeltà celata nel nostro quotidiano, anche quando si ammanta dell’aura di rassicurante positività che trasmette la parola “tradizione”.

Comunicato stampa sulla "Festa del maiale" di San Severo

A PROPOSITO DELLA XI EDIZIONE DELLA FESTA DEL MAIALE NERO DAUNO, ORGANIZZATO DALLA FONDAZIONE TERRA MIA E DALL'ACCADEMIA DEL LAMPASCIONE DI SAN SEVERO

Per chiarezza è opportuno ricapitolare brevemente il susseguirsi dei fatti: martedì 17 febbraio veniamo a conoscenza dell'evento "Facciamo la festa al maiale", che si sarebbe tenuto a San Severo nei giorni dal 25 febbraio al 1 marzo al fine di promuovere i prodotti locali e la filiera corta; il programma dell'evento prevedeva testualmente per giovedì 26 febbraio “l'uccisione del maiale”, con la precisazione da parte degli stessi organizzatori che detto spettacolo "non è adatto per educande".
Immediata la reazione da parte di numerosi gruppi animalisti, locali e non, tra cui il PAE - Partito Animalista Europeo, che effettua formale diffida, in accoglimento della quale, il Prefetto di Foggia, a seguito di una riunione convocata in data 18 febbraio, alla presenza del Questore, del Sindaco di San Severo Francesco Miglio, della ASL e di altre autorità militari, riscontrando, tra l'altro, la mancanza di qualsiasi richiesta di autorizzazione da parte degli organizzatori, stabilisce che la Festa non abbia luogo e che siano attivati tutti i controlli amministrativi per l'illecita divulgazione dell'evento. Seguono le doverose prese di distanza pubbliche da parte del Comune di San Severo e di coloro i quali risultavano come collaboratori dell'evento, ossia il meetup degli attivisti locali del M5S e il Gruppo Zero San Severo, con annessa e prevedibile - viste la grossa risonanza mediatica della questione e le imminenti elezioni regionali- bagarre a sfondo politico di cui però importa ben poco in questa sede.
A questo punto sarebbe sembrato ovvio un passo indietro anche da parte della Fondazione Terra Mia e dell'Accademia del Lampascione, enti organizzatori della sagra, ma così non è stato: infatti, non solo ad oggi, in spregio alla formale diffida ricevuta, non è stata in alcun modo modificata la locandina dell'evento, ancora pubblicata sul loro sito e sulla pagina Facebook, ma dai comunicati emessi dal Presidente Armando Niro emergono affermazioni che offendono la sensibilità e l'intelligenza non solo di chi scrive, ma anche di tutte le Istituzioni e dei cittadini che si sono attivati per bloccare l'evento.
A dette affermazioni ci sentiamo in dovere di controbattere.
Nel primo comunicato ufficiale, emesso dal suddetto Presidente Niro in data 17 febbraio a seguito delle numerose segnalazioni di protesta ricevute, non vi è alcun cenno al fatto che la Fondazione si sarebbe limitata a proporre delle videoproiezioni, come ora gli organizzatori stanno maldestramente cercando di far credere; anzi, al punto 7) di detto comunicato viene chiaramente esplicitato che gli eventi del 25, 26 e 27 febbraio sono stati eliminati al fine di “evitare di urtare la sensibilità di tutti coloro che hanno fatto le loro rimostranze riguardo alla macellazione del Maiale Nero Dauno”. Macellazione dunque, non videoproiezione; termini che ci sembra assurdo possano essere in buona fede utilizzati come sinonimi. D'altronde, in un post sulla pagina Facebook del 19 febbraio, quindi dopo aver ricevuto lo stop da parte dell'Amministrazione Comunale, a didascalia di un video contro le sofisticazioni alimentari, testualmente scrive: “ecco come avremmo fatto la salatura e la conciatura.”. Ma come, non doveva trattarsi solo di videoproiezioni?
Per questi motivi, non è pensabile né plausibile, come si legge nel comunicato del 20 febbraio, che tutti quelli che hanno letto la locandina e visitato la loro pagina Facebook abbiano frainteso: una cosa è la ricchezza di sfumature semantiche della lingua italiana, ben altra è il tentativo di attribuire ad una dichiarazione un significato diverso da quello suo proprio. D'altra parte, lo stesso nome scelto per la sagra, “Facciamo la festa al maiale”, oltre ad essere, a nostro avviso, di pessimo gusto ed intriso di una buona dose di cinico sadismo, non sembra lasciare spazio a dubbi interpretativi. Nessun fraintendimento quindi: se avessero davvero voluto, come sostengono, proiettare un video sull'“antica tradizione contadina" della macellazione, sarebbe stato sufficiente scriverlo chiaramente. Nè appare convincente il fatto che venga addotta a sostegno delle loro affermazioni la mancata richiesta di autorizzazione alle Autorità competenti: semmai detta mancanza comprova il fatto che quello che volevano mettere in scena era uno spettacolo illegale, oltre che barbaro e violento.
Ci sembra quindi totalmente fuori luogo l'atteggiamento vittimista assunto dalla Fondazione Terra Mia, che, testimoniando una presa di posizione che rasenta la beffa, ora dichiara di essere stata fraintesa, offesa e abbandonata da quanti avevano inizialmente aderito a patrocinare l'evento. Inoltre, vorremmo ricordare ai signori organizzatori che l'Amministrazione Comunale ha formalmente disposto l'annullamento dell'evento, dichiarandone illecita la divulgazione.
Chiediamo, pertanto, che la locandina e relativo programma, vengano definitivamente eliminati dalla pagina Facebook e dal sito della Fondazione. Siamo del parere che il lodevole ed assolutamente condivisibile scopo di denunciare l'orrore degli allevamenti intensivi e di promuovere i prodotti tipici del nostro amato territorio e la filiera corta, in un paese civile e proiettato al benessere degli uomini e degli animali, possa e debba avvenire in modi meno cruenti e lesivi della sensibilità comune.
Ci auguriamo, dunque, che a seguito di questa vicenda il dott. Francesco Miglio, nella sua veste di Presidente della Provincia di Foggia, si adoperi affinchè spettacoli indegni di un paese civile e dal sapore barbaramente medievale come quello sventato a San Severo ma andato tristemente in scena a Faeto l'11 febbraio, le cui eloquenti immagini sono rimbalzate in questi giorni sul web, non abbiano più a verificarsi."

Foggia 23 febbraio 2015

Antispecisti Foggia

sottoscrivono:

A.N.P.A.N.A. Sezione Provinciale Foggia
DauniaVeg – Vegetariani e Vegani Dauni
Oipa Sezione Foggia e prov.
Volontari Protezione Animali Foggia

La mesta "festa" del Maiale, dove l'ospite d'onore non si diverte

La prima domenica di febbraio si macchia del sangue di creature innocenti. Sono infatti ben due gli eventi in programma nella nostra provincia in cui il maiale verrà “celebrato” in macabro modo: la “Festa del maiale” presso l’azienda agricola -nonché, ahinoi, Masseria Didattica- Don Nunzio e Cavallo, a San Nicandro Garganico, in cui tra musiche popolari e spiegazioni di esperti macellai su come dissezionare e “preparare” il maiale, il pubblico pagante potrà gustare una lunga serie di portate a base di crudeltà, e la “Féte de lu cajùnne” di Faeto, in cui, dopo aver ripercorso le fasi della mattanza, si procederà con la tristemente consueta depilazione del maiale in piazza e, nel caso in cui faccia molto freddo, anche alla sua eviscerazione.

In questi ultimi anni si è registrato un considerevole aumento di persone che hanno gradualmente acquisito una maggiore sensibilità e consapevolezza nel rapporto uomo–animale, quest’ultimo non più visto e considerato come mero “fornitore” di cibo e servizi, ma quale essere senziente, con individualità e sentimenti propri e specifici. Ad esempio, il maiale, tristemente protagonista degli eventi di cui sopra, è un animale intelligente e socievole tanto quanto il cane, con l’unica differenza che, per sua sfortuna, tradizionalmente e culturalmente è stato sempre considerato animale da reddito e non d’affezione.

Proprio la tradizione è, infatti, la principale motivazione adottata per giustificare questo tipo di eventi.“Tradizione” è ciò che viene trasmesso, come un’eredità. Con la tradizione l’uomo cerca di trasmettere la propria cultura, facendola così sopravvivere a se stesso. Dal latino tradere deriva infatti il concetto di passaggio. Con l’atto del tradere si può, quindi, non solo “tramandare” qualcosa di preesistente, ma anche “passare” da un modello culturale non più adeguato ad un altro maggiormente rispondente all’evoluzione dei valori sociali.

In particolare, affinché questo tramandare non si configuri quale mera ed acritica ripetizione di comportamenti legati ad un retaggio culturale primitivo, assumendo, invece, un ruolo attivo nella crescita culturale collettiva cui ogni società civile dovrebbe ambire, occorre riflettere sul messaggio che ogni tradizione porta con sé. In una società come la nostra, in cui troppo spesso si registrano comportamenti violenti, ci chiediamo quale sia il senso di promuovere una tradizione che la violenza spettacolarizza ed esalta quale momento di aggregazione sociale. La normalizzazione della violenza e della cultura della sopraffazione del diverso, del più debole, umano o animale che sia, è sempre sbagliata e, come purtroppo la storia ci insegna, suscettibile di derive decisamente pericolose. Anche per questo ci lascia negativamente colpiti il fatto che la stessa azienda agricola che si prepara a “festeggiare” il maiale operi anche come masseria didattica, importante occasione di formazione pedagogica ed educativa, che dovrebbe essere finalizzata alla conoscenza dell’ambiente e degli animali nella prospettiva dello sviluppo del rispetto reciproco.Ma che idea di rispetto per l’altro si dà ai più piccoli, quando quegli stessi animali che imparano a conoscere e ad amare durante le attività ludiche sono destinati a trasformarsi da “compagni di giochi” in “cose” da mangiare, passando per una morte violenta?

Del resto, un altro aspetto da non sottovalutare, considerato che alla tradizionale depilazione (ed eventualmente anche all'eviscerazione) del maiale in piazza a Faeto assistono anche bambini e adolescenti, sono le motivate preoccupazioni espresse da numerosi psicologi circa le conseguenze negative sul piano pedagogico, formativo e psicologico della partecipazione di soggetti in fase evolutiva ad eventi che promuovono sfruttamento o violenza a danno degli animali. Assistere ad uno spettacolo brutale e crudele quale l’accanimento sul corpo di un animale ucciso - perché di fatto questo è ciò che si cela dietro parole rassicuranti e conviviali quali “festa” e “sagra”- è una forma di esposizione alla violenza che può rappresentare un primo gradino verso comportamenti antisociali, sopraffattori e aggressivi, nonché verso una visione distorta dei rapporti con gli altri, umani e non, in seguito alla desensibilizzazione e all’assuefazione nei riguardi della violenza stessa. Simili contesti veicolano un’educazione al non rispetto per i viventi, inducendo al disconoscimento della sofferenza ed ostacolando lo sviluppo dell’empatia, in quanto suscitano una risposta sociale incongrua, divertita e allegra, al dolore inflitto ad una creatura più debole.

Nessuna manifestazione culturale dovrebbe prescindere dal rispetto dei diritti e della dignità di ogni essere senziente, umano o animale che sia, e per questo condanniamo senza appello simili spettacolarizzazioni di violenza e sadismo. Il primo passo verso un mondo migliore ed una società più civile, etica e solidale sta nel riconoscere e ripudiare la crudeltà celata nel nostro quotidiano, anche quando si ammanta dell’aura di rassicurante positività che trasmette la parola “tradizione”.

Odv Liberazione Animale
Aps LunaCometa

 
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